Note Storiche

note storiche_2_stadio domizianoI resti dello Stadio di Domiziano si trovano in un’area compresa tra piazza Navona, piazza di Tor Sanguigna e via di Tor Sanguigna, a circa 4,50 metri dal piano stradale. L’area archeologica, di competenza della Sovrintendenza Capitolina, è quanto resta del primo e unico esempio di stadio in muratura fino ad oggi conosciuto a Roma, dopo le esperienze provvisorie costruite in legno da Cesare e Augusto, è  una delle rare testimonianze, insieme a quella di Pozzuoli, finora note al di fuori della Grecia e dell’area orientale. La capacità dello Stadio era di circa 30.000 spettatori secondo i Cataloghi Regionari, ma secondo un calcolo più probabile di 20.000.

L’edificio, costruito per celebrare l’Agone Capitolino, gara quinquennale dedicata a Giove Ottimo Massimo e istituita a imitazione dei giochi olimpici, fu inaugurato nell’86 d.C., anno d’istituzione della competizione. Questa gara, come le Olimpiadi, si svolgeva ogni quattro anni ed era dedicata agli agoni atletici, di origine greca, ai quali si aggiungevano competizioni musicali ed equestri.

A presiedere ai giochi era lo stesso imperatore, con il capo cinto da una corona d’oro con l’effigie di Giove, Giunone e Minerva, vestito di toga purpurea alla foggia greca.

Il Certamen Capitolinum era triplice (musicum, equestre, gymnicum), cioè articolato in competizioni di diverso carattere: gare iniziali di poesia greca e latina che si svolgevano nell’Odeon, edificio fatto costruire da Domiziano vicino allo Stadio, alle quali seguivano competizioni musicali e canore, rappresentazioni teatrali ed equestri (queste ultime si dovevano svolgere nel Circo Massimo, edificio di cui Domiziano inizia il grandioso lavoro di ricostruzione poi ultimato da Traiano) e, da ultimo, si tenevano le gare sportive strutturate sul ciclo olimpico greco: atletica leggera (corse di vario tipo), atletica pesante (lotta, pugilato e pancrazio), oltre alle gare riunite nel pentathlon (corsa, lancio del disco, salto, lancio del giavellotto, lotta). La gara più importante era la corsa dello stadio (circa 180 metri).

I resti dello Stadio di Domiziano, costruzione derivata dal tipo greco, sono conservati in diversi punti di piazza Navona, a livello delle cantine; essi tornarono in luce a più riprese nel 1868, 1869, 1933-34, nel 1936-38 e nel 1949-50. I più cospicui, relativi all’emiciclo, vennero alla luce negli anni 1936-38, negli scavi eseguiti sotto la direzione di Antonio Maria Colini, in occasione dell’apertura di Corso Rinascimento a seguito del Piano regolatore del 1931 ad opera del Governatorato. I resti tuttora visibili sotto piazza di Tor Sanguigna, per lo straordinario livello conservativo degli alzati delle strutture murarie, costituiscono uno dei monumenti più rappresentativi della Roma imperiale.

note storiche2_stadio di domiziano La struttura in pianta risultava come un rettangolo molto allungato (m. 265×106), con un’estremità in forma di emiciclo e l’altra rettilinea e leggermente obliqua. La lunghezza era proporzionata a quella della pista, basata sullo stadio. Era costruito in laterizio rivestito di stucco modanato e colorato; la facciata e i pilastri interni dell’ambulacro erano in travertino. La pista doveva essere in terra battuta. Piazza Navona era il luogo romano dei giochi e delle feste.

I principi ed il popolo si divertivano allagando la piazza durante l’estate e facendo il bagno, ma anche giochi e scorribande in carrozza. Papa Innocenzo X nel 1600 la fece abbellire dai piu’ grandi architetti dell’epoca, costruendovi al centro la “Fontana dei Fiumi”. Il popolo pero’ non approvava tutte le spese fatte per le opere d’arte, perche’ il Papa le finanziava aumentando le tasse sul sale e sulla carne. La statua parlante di Pasquino, che si trova nei pressi della piazza, si faceva portavoce del popolo: infatti sul dorso di Pasquino venivano affissi dei cartelli con le denunce anonime:”Altro che guglie e fontane, pane, volemo, pane, pane, pane!!”

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Ingresso Area Archeologica dello Stadio di Domiziano
Via di Tor Sanguigna 3 - 00186 - Roma